"Qualche centinaio di criminali può essere messo in libertà, ma un solo uomo innocente non deve finire in prigione, perché questo trasformerebbe l'intero sistema legale in un sistema criminale" (Venkatraman Iyer)

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Parte 3: L'appartamento

Il detective che si è recato con la White nell'appartamento il 19/7/02 ha dichiarato di aver scattato fotografie della scena del crimine. Purtroppo tali foto sono andate smarrite da parte dell'ufficio dello sceriffo.

Per fortuna anche la White ha scattato un set di fotografie nello stesso giorno e tali foto sono state usate durante il processo.

Una delle foto ritraeva l'angolo dell'appartamento con la porta d'ingresso, il quadro per messaggi in sughero ed il muro adiacente.
Sia il detective che la White hanno riconosciuto che il 19/7/02 l'appartamento si presentava come nelle foto.
In particolare la White ha riconosciuto il quadro per messaggi in sughero essere quello originale: ancora lì, perfettamente integro, con le sue puntine da disegno colorate.
Il detective, interrogato dalla difesa, ha affermato di non aver eseguito alcuna analisi forense sul quadro, alla ricerca di capelli, sangue o altro.

La White ha anche riconosciuto il muro adiacente, contro cui sarebbe stata sbattuta con la testa le successive 30 volte.
Il muro era perfettamente integro, nonostante fosse fatto di cartone pressato, come testimoniato da tutti.

Un'altra foto ritraeva la poltrona a sacco e la moquette intorno ad essa e la White ha riconosciuto essere una delle due poltrone a sacco presenti nel soggiorno.
Il detective, interrogato dalla difesa, ha affermato di non aver eseguito alcuna analisi forense sulla poltrona o sulla moquette, alla ricerca di capelli o sangue o altro.