"Qualche centinaio di criminali può essere messo in libertà, ma un solo uomo innocente non deve finire in prigione, perché questo trasformerebbe l'intero sistema legale in un sistema criminale" (Venkatraman Iyer)

FORUM

DIARIO / Vecchi post

STATUTO

ENGLISH VERSION
HOME

::Vecchio sito::


- CHI SIAMO

- TRASCRIZIONI DEL PROCESSO

- INDICE DIFESA
- INDICE ACCUSA

- GLI AVVOCATI

- I MOTIVI DELL'ACCUSA
- I MOTIVI DELLA DIFESA

- DICHIARAZIONI DELLA WHITE

- LA STORIA

- RASSEGNA STAMPA

- COME AIUTARCI

- CHI HA SCRITTO DI CARLO

- APPELLI PER CARLO

- A CHI CI SIAMO RIVOLTI

- UN ALTRO TENTATIVO

- BENEDIZIONE APOSTOLICA

- LINKS

In evidenza:
Pino Scaccia
Fair Trials Abroad


Contattaci


Gianluca Arrighi


L'avvocato Gianluca Arrighi nasce a Roma il 3 ottobre del 1972 e, conseguita la maturità classica, si laurea in Giurisprudenza con una tesi innovativa sul delitto di "False informazioni al Pubblico Ministero", reato introdotto nel codice penale a seguito delle stragi di mafia in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

E' cultore di Diritto Penale presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", collabora con prestigiose riviste socio-giuridiche ed è autore di numerosi saggi su importanti tematiche giudiziarie.

Esercita la professione di avvocato penalista ed è noto soprattutto per i numerosi casi giudiziari e di cronaca che lo hanno visto protagonista nella difesa dei cittadini vittime di ingiustizie.

Perchè si occupa del caso Parlanti
L'avvocato Gianluca Arrighi si sta occupando dall'Italia del caso poichè, dopo aver visionato gli atti del processo, ritiene che Carlo Parlanti sia totalmente innocente e vittima di un errore giudiziario. Katia Anedda, la compagna di Carlo, si è rivolta all'avvocato Arrighi soprattutto per sensibilizzare i media e le istituzioni su questa drammatica vicenda giudiziaria ed umana che riguarda un cittadino italiano dimenticato in un carcere degli Stati Uniti d'America.

La sua opinione
L'avvocato Arrighi, come hanno riportato i principali organi di informazione italiani, ha affermato:
Ciò che sta accadendo a Carlo Parlanti è semplicemente sconcertante. Sebbene la letteratura giuridica, in particolar modo in ordine al reato di violenza sessuale, ritenga sufficiente a fini probatori anche la sola testimonianza della persona offesa, è pur vero che tale testimonianza deve essere credibile e, possibilmente, suffragata da riscontri esterni. Orbene, nel caso di Carlo Parlanti, non solo la testimonianza della persona offesa non è oggettivamente credibile, ma non v'è alcun riscontro obiettivo alle gravissime accuse rivolte a Carlo Parlanti. In particolar modo non v'è agli atti un solo referto medico a sostegno delle atroci violenze asseritamente subite dalla persona offesa, violenze che, per l'efferatezza narrata, avrebbero causato la morte di qualsiasi altra persona. In ordine alla fotografia prodotta dalla persona offesa nel processo di primo grado, è appena il caso di rilevare come tale elemento, se non sottoposto ad adeguata perizia, sia privo di ogni rilevanza probatoria. Il Tribunale statunitense ha incredibilmente ritenuto di non dover disporre questa perizia e sono fiducioso che il processo di appello dimosterà finalmente la completa innocenza di Carlo Parlanti.

E' opportuno ricordare, inoltre, che nel processo penale di tipo accusatorio (e quindi, per definizione, nel processo penale statunitense) non è l'imputato a dover dimostrare la sua innocenza, ma è l'accusa a dover dimostrare la colpevolezza dell'imputato al di là di ogni ragionevole dubbio. La colpevolezza di Carlo Parlanti non è stata minimanente dimostrata ed anzi le dichiarazioni della persona offesa, oltre ad essere oggettivamente non credibili e prive di riscontri, sono spesso confuse e contraddittorie.


Carlo Parlanti è innocente e deve essere assolto.
Per ciò che concerne il comportamento del governo italiano, posso solo dire che è preoccupante il disinteresse manifestato dalle nostre istituzioni di fronte a questa drammatica vicenda umana e giudiziaria che riguarda la vita di un cittadino italiano, per di più gravemente malato, abbandonato al suo destino in un altro continente.