"Qualche centinaio di criminali puo' essere messo in liberta', ma un solo uomo innocente non deve finire in prigione, perche' questo trasformerebbe l'intero sistema legale in un sistema criminale" (Venkatraman Iyer)
Alle 19.30 del 30 Gennaio 2010 si e’ tenuta all’oratorio di Sant’ Elena a Milano, la presentazione del libretto “legami” .
Atto teatrale tratto dal certificato di accusa di Rebecca White contro Carlo Parlanti, connazionale detenuto ingiustamente da 6 anni nelle carceri Californiane .
Il video di Prigionieri del Silenzio ha aperto la serata con una breve spiegazione del presidente dell’associazione che ha poi dettagliato meglio il caso Parlanti e lasciato il posto alla bravissima giovane attrice Lorenza, la quale ha recitato alcuni passi del libretto impersonando le due principali protagoniste della tragedia di Carlo Parlanti: Rebecca White e Katia Anedda.
In chiusura della breve presentazione si e’ cercato di evidenziare fortemente la problematica sociale della detenzione all’estero e la necessita’ di dare forza e sostenere l’associazione in qualsiasi modo possibile.
Prigionieri del Silenzio ringrazia la disponibilita’ data per l’ospitalita’ all’oratorio della chiesa di Sant’Elena, le perone presenti che hanno dimostrato sensibilita’ ad una problematica cosi importante Ringrazia altresi Tiziana e Antonella Maiolo, Giuseppe Lonero che nonostante i loro impegni istituzionali in questo periodo di elezioni hanno dedicato un po’ del loro prezioso tempo a dare testimonianza e sostegno alla causa dei Detenuti Italiani all’Estero. Prigionieri del Silenzio ricorda che in data 26 Febbraio 2010 presso il cineteatroedi del centro culturale Barrios sara’ rappresentato interamente l’atto teatrale “legami” Per informazioni sull’evento e eventuale prenotazione consultare il link http://www.carloparlanti.it/Barrios.htm
Katia Anedda 03:12
29 gennaio 2010
Con noi a Sant Elena
Prigionieri del Silenzio, vi ricorda un importante appuntamento per il 30 Gennaio prossimo. Il programma della serata e il punto di incontro viene dettagliato nella locandina. Lo Staff ofrira’ un aperitivo parlandovi del libretto “legami” basato sul capo di accusa del caso “Parlanti” . Lo staff ricorda che l’incontro e’ organizzato esclusivamente dall’associazione Prigionieri del Silenzio senza alcun appoggio e coinvolgimento politico, come dovrebbe essere la salvaguardia dei diritti umani. Abbiamo esteso l’invito anche a tutte le rappresentanze politiche auspicando per l’occasione di avere risposte su programmi di tutela per gli italiani in difficolta’ all’estero e soprattutto per quelli privati della liberta’, abbiamo ricevuto qualche conferma ma ne attendiamo altre, augurandoci di portare l’attenzione su questa problematica sociale che interessa almeno 30 mila italiani che in modo diretto o indiretto ne sono colpiti.
E’ interessante conoscere come la classe politica italiana di qualsiasi schiaramento, soprattutto in questo clima di elezioni ed eventuali cambiamenti, e’ intenzionata a trattare l’argomento “scomodo” della detenzione oltreconfine.
Siete i ben venuti, nell’occasione conoscerete piu’ dettagli dello spettacolo che si terra’ il 26 Febbraio prossimo di cui trovate gia indicazioni al link http://www.carloparlanti.it/barrios.htm
21 gennaio 2010
Itervista di Giustizia Giusta sul caso Parlanti
Da Paolo Signorelli
Da anni ci battiamo contro la giustizia-ingiusta che prevarica i diritti dei cittadini, privandoli delle loro garanzie e ponendoli spesso nella condizione di non potersi difendere a fronte di processi teorematici costruiti da giudici incapaci o in malafede. Una mala giustizia che si manifesta con cadenze insistenti anche all’estero nei confronti di nostri concittadini, ad opera di autorità giudiziarie a dir poco prevenute quando non ostili. Senza che alcuna difesa intervenga da parte delle istituzioni italiane che manifestano, specie nei confronti degli USA, una sorta di sudditanza che ci ha spinto più volte a parlare di “diritto coloniale”. Noi “Giustizia Giusta” abbiamo affiancato le iniziative dell’Associazione “Prigionieri del Silenzio” denunciando più volte i comportamenti tenuti dallo Stato italiano con i molti, troppi connazionali tenuti in ostaggio nelle prigioni di tutto il mondo. Tra i tanti casi di detenzione di connazionali all’estero, abbiamo scelto quello tra i più paradigmatici ed allo stesso tempo tra i più discussi degli ultimi anni: il caso di Carlo Parlanti, sequestrato nel carcere californiano di Avenal, di cui vi e’ dettaglio procedurale e processuale sui siti http://www.carloparlanti.it e http://www.thepeoplevscarloparlanti.com. Nei siti citati sono pubblicate diverse relazione mediche, ma abbiamo voluto conoscere un altro qualificato parere tecnico e medico. A collaborare nel dare delle risposte alle nostre domande è stato il dott. Vittorio Zingales, medico chirurgo da quasi 29 anni con 18 anni di direzione di reparto del Manicomio Criminale più grande d’Italia. Responsabile per quasi 15 anni del Sevizio Medicina Legale dell’Ospedale Psichiatrico giudiziario”Madia”di Barcellona, C.T.U.dal 1982 del Tribunale di Messina,di Barcellona,di Patti,di Milazzo.Medico di Medicina Generale SSN dal giugno 1995. A lui abbiamo proposto l’intervista che poniamo alla vostra attenzione di uomini liberi.
D. Dalle trascrizioni del processo risulta che una delle testimonianze e prove più funzionali per tenere il nostro connazionale in stato di detenzione sia stata la dichiarazione di un medico, tale dott. Munchester, “Doctor on Duty MD” che argomenta una frattura alle costole. Un medico con quelle caratteristiche e’ abilitato ad analizzare e argomentare radiografie? R. Gli unici medici competenti che possono giudicare lo stadio di guarigione di una frattura,valutandone i vari stadi e leggere le radiografie,sono i radiologi,gli ortopedici ed i fisiatri dedicati alla riabilitazione muscolo-scheletrica. Resta ben chiaro che da un punto di vista medico-legale,tuttavia,vale il giudizio del medico specialista radiologo. Un MD Internal Medicine Physician, per quanto preparato possa essere, non ha titolo legale ne’ competenza specifica.
D: Considerando le condizioni mediche della paziente che sarebbe stata vittima delle violenze di Parlanti che tempi di guarigione potrebbe avere una frattura intercostale?R: In una donna di 44 anni,con antecedenti personali di isterectomia all’età di 30 anni, che riporta una frattura ossea, la frattura in oggetto ha tempi dilatati rispetto ad un individuo della stessa età. Questo accade perché si verifica un alterato turnover osseo. Pertanto,mentre in un paziente in perfette condizioni,il callo osseo è visibile in 30 giorni circa, nella paziente in esame, quest’ultimo può essere visibile in circa 40 giorni.
D: Quale comportamento deve avere un medico la cui paziente dichiara di aver avuto un aggressione con la stessa dinamica denunciata nel rapporto medico dalla accusatrice di Carlo Parlanti?R: Il medico in questione è tenuto a richiedere un controllo specialistico ginecologico per accertare se, in seguito alla violenza riferita dalla paziente, che asserisce di aver avuto inseriti oggetti estranei (di che morfologia? di che dimensioni? di che consistenza?) nelle parti intime 20 giorni prima, si siano verificati, come è verosimilmente prevedibile, delle lacerazioni sicuramente ancora in fase di riparazione cicatriziale. Si potrebbe produrre anteriormente danno vescicale irreversibile e posteriormente danno all’ano. Tale controllo è altresì necessario per verificare se tali eventuali lesioni possano costituire la causa dei dolori lamentati. In ogni caso il medico ha l’obbligo di denuncia IMMEDIATA all’autorità giudiziaria in quanto apprende e constata una violenza (essendo la donna non consenziente).
D. A seguito della violenza che avrebbe dovuto subire l’accusatrice del signor Parlanti, con una mano introdotta nelle parti intime sino sopra il polso si possono riscontrare ancora oggi lesioni ? R.“Premesso che la paziente riferisce nell’anamnesi personale remota di essere stata sottoposta ad intervento di isterectomia totale 14 anni prima, si chiarisce che, come esito di tale operazione chirurgica, la vagina terminerà a ”cul de sac”, in quanto,dopo l’asportazione totale dell’utero, la breccia vaginale che ne residua viene suturata ricostruendo la cosiddetta ”cupola vaginale” che prima dell’intervento conteneva il collo uterino fisiologicamente aggettante sul fondo vaginale. Tale rimaneggiamento anatomico, non solo determina una certa riduzione della vagina (canale virtuale che normalmente ha una lunghezza di circa 10 cm. E diametro di circa 5 cm.), ma venendo meno la presenza dell’utero soprastante che con i suoi legamenti di sospensione è dotato di una buona mobilità, il recesso vaginale così chirurgicamente ottenuto, con i suoi esiti cicatriziali, configura una certa rigidità e conseguente maggiore resistenza all’introduzione in profondità sia del membro maschile durante il coito che, a maggior ragione, a quella di oggetti estranei soprattutto se eseguita con violenza. Ovviamente se la forza supera un certo limite, la cupola vaginale è soggetta a sfondamento e conseguente lacerazione della stessa a livello dello scavo pelvico del Douglas, con successivo prolasso viscerale (dell’intestino). Nel quesito del punto 4 si ipotizza addirittura la penetrazione vaginale fino a sopra il polso da parte di un uomo di 75 kg. di peso ed alto 184 cm; tale parte dell’arto, insieme alla mano,avrebbe una lunghezza media di circa 30 cm. Ed un diametro di circa 10 cm. Date le premesse fatte, si evince facilmente come tale pratica eseguita con violenza e senza alcuna compiacenza da parte della paziente (per altro precedentemente isterectomizzata), sarebbe di per sé la causa di profonde lacerazioni, profusa emorragia e probabile prolasso viscerale che necessiterebbero di appropriata ed urgente correzione chirurgica in ambiente ospedaliero specialistico. La prognosi di tali lesioni, seppur tempestivamente riparate, sarebbe comunque ben superiore ai 20 giorni di cui si fa cenno nel quesito in oggetto di queste riflessioni. Si precisa, altresì, che i reliquiati, con possibili esiti di retrazione del fondo vaginale, sarebbero permanenti e quindi evidenziabili a qualsivoglia distanza di tempo dall’evento.
D. Una donna del peso e di 68 kg e 1.60 di altezza che viene scaraventata dal un aggressore - alto 1.86 e di circa 75 kg di peso - contro una colonna portante di una casa così da battere la testa violentemente contro di essa, con sbatacchiamento ripetuto con tutta la forza per ben 30 volte tanto da perdere i sensi, che tipo di lesioni dovrebbe riportare? Ed e’ possibile la guarigione in 20 giorni? R. La donna in esame non può non presentare evidenti segni di maltrattamento dopo un’aggressione così veemente da parte di un uomo dalle caratteristiche fisiche così imponenti solo dopo 20 giorni dall’aggressione. Ciò è assolutamente inverosimile e contrario ad ogni fondamento medico-scientifico. I ripetuti traumi contusivi, molti dei quali, verosimilmente, ricevuti negli stessi punti del corpo, avrebbero dovuto causare necessariamente ecchimosi da schiacciamento con imponente tumefazione dei tessuti. Non ultimo ferite lacero contuse a causa del superamento dell’elasticità della cute. Pertanto, per le caratteristiche della violenza, la guarigione completa sarebbe dovuta avvenire dopo un periodo non inferiore a 60 giorni. e dopo le cure specialistiche del caso.
D. Una donna che subisce morsi umani sui capezzoli, con lacerazioni e con conseguente perdita di sangue, può dopo circa 20 giorni non presentare alcuna evidenza; non avendo adottato, peraltro, alcuna cura? R. E’ impossibile che un trauma violento ai danni dei capezzoli (morsi umani) non provochi ferite sanguinanti e perdita di sostanza e tagli, squarci o lacerazioni che necessitano immediatamente le cure specialistiche del caso con eventuale saturazione delle ferite. In ogni caso una guarigione non può avvenire, nel caso in ispecie, non prima di 30/40 giorni e, ripeto, solo dopo cure specialistiche. Addirittura il quesito pone anche che ci sia stata tanta violenza nei morsi da provocare quasi l’amputazione traumatica di tessuto umano. Appare evidente che bisognava ricorrere ad un operatore specialistico chirurgo senologo o plastico o chirurgo generale ed in centro specializzato. In concomitanza si sarebbe verificato, dovuto all’emorragia, uno stato di shock con relativo immediato ricovero in ambiente ospedaliero.
D. Se una donna che denuncia una violenza, invia dopo tre al medico che al tempo l’ha visitata una lettera ricordando di aver avuto la rottura di tre denti e altri danni non riscontrati nel certificato al momento della visita, quale dovrebbe essere il comportamento di questo medico? R. Appare evidente e chiaro che una persona che abbia subito una violenza e la denuncia dopo tre anni al medico dichiarando una rottura dei denti inviando un appunto che descrive una rottura di tre denti, non sia psichicamente in condizioni di normalità ma rientri nella sfera della patologia psichiatrica. Il medico,che dovrebbe essere uno specialista odontoiatrico ha l’obbligo della denuncia alle autorità giudiziarie ed in ogni caso non può mai essere in condizioni (dopo un lungo lasso di tempo di tre anni) di stabilire nessun nesso con un’aggressione violenta. la donna potrebbe aver avuto la frattura dei denti (posto che ci sia stata effettivamente) per qualsiasi causa naturale, traumatica (incidente stradale, caduta per terra,trauma dentale da ascrivere a tanti eventi e non ad un’aggressione violenta).
D. Un uomo con le caratteristiche già precedentemente descritte può essere in grado di avere un’ erezione dopo aver ingerito 4 litri di vino in 5 ore? E se lo stesso uomo nella sua dieta alimentare ingerisce per i 15 giorni successivi 2 litri di vino della gradazione di 12,5 ogni sera è poi in grado di fare sport e lavorare per 8 ore al giorno senza conseguenze “negative” per la sua professione? R. Premetto un calcolo del tasso alcoolico nel sangue tenendo conto della formula di Widmark. Si può anche fare un calcolo con la formula modificata, quella che tiene conto della TBW quantità di acqua totale nel corpo. Con la formula di Widmark si ottiene il seguente risultato : (gradaz. alcoolica della bevanda x 1,055) diviso (peso x Fattore di Wid.) -> per cui:
(12,5 x 1,055) : (75 x 0,73) = 2,4086757990867579908675799086758 (quantità x 1 litro)
2,4086757990867579908675799086758 x 4 (Lt.)=9,6347031963470319634703196347032
quindi secondo questa formula possiamo dire che il tasso alcoolico nel sangue era di 9,634 Calcolando con la formula rivista (in tempi più recenti) che tiene conto della percentuale di acqua nel corpo, il tasso alcolico per un uomo (con le caratteristiche indicate) che ha bevuto 4 litri di vino a 12,5° è di circa 7,70 (notevolmente diverso rispetto alla pura formula di Widmark). Ci sono programmi in linea che calcolano risultati simili. Io penso che questo risultato sia quello più attendibile: 7,70. Da un analisi generalizzata un uomo che ingerisce 4 litri di vino, anche se bevitore abituale e con buona tenuta all’alcol, non può assolutamente avere un’erezione. Come è risaputo l’alcol passa la barriera encefalica velocemente e gli effetti dello stato di etilismo comportano la perdita delle facoltà di attenzione ed inibiscono il desiderio sessuale, inducendo, piuttosto al sonno ed all’obnubilamento del sensorio. Se poi lo stesso uomo ingerisce per i 15 giorni seguenti 2 litri di vino ogni sera non può essere assolutamente in grado di svolgere una normale e proficua attività lavorativa avendo ancora in circolo quantità elevate di alcool. Le facoltà cognitive di analisi, sintesi e fisiche, verrebbero enormemente inficiate. Addirittura è assurdo pensare che un uomo con tali quantità di alcol, possa praticare sport in palestra, per la strada, fare corsa e in ogni caso, qualsiasi attività che richieda anche minimi sforzi fisici e mentali. Si potrebbe addirittura verificare uno stato di etilismo che determinerebbe uno stato precomatoso o comatoso alcolemico
D. E’ possibile che una donna che ha da circa 4 giorni la sesta e la settima costola fratturata possa sollevare pesi, effettuare lavori casalinghi e fare sesso mettendosi sopra al proprio compagno? R. Le fratture costali sono delle lesioni altamente invalidanti per un individuo. Questo perché creano difficoltà respiratorie a causa dell’escursione della gabbia toracica durante i normali atti del respiro; limitazioni di relazione poiché la sintomatologia algica vieta di potersi chinare, sollevare pesi (seppur di modesta entità) e non ultimo difficoltà a riposare, che mette il paziente nelle condizioni di dover utilizzare due o più cuscini per assumere una posizione semiseduta. Durante un esame clinico, un paziente con fratture costali, risulta altamente apprensivo quando il medico comincia la digito-pressione nell’emitorace traumatizzato. Tutti questi sintomi e limitazioni, hanno durata di almeno30/40 giorni, per poi scemare a causa della formazione di callo osseo che evita la mobilità delle fratture. La signora in esame, pertanto, non può aver compiuto tali atti sessuali e contestualmente al periodo iniziale essersi sottoposta a sforzi, poiché questi le avrebbero causato un insopportabile sintomatologia algica, oltre ad esporla al concreto rischio,visto la posizione durante l’atto sessuale, di perforazione dei foglietti pleurici ed il conseguente pneumotorace traumatico. Se ciò è realmente accaduto, la frattura della sesta e della settime costa, devono essere avvenute in un periodo notevolmente antecedente(40/50 giorni prima)
D. Quindi, se una donna dell’età di 44 anni e non in perfetta forma subisce calci alla costola destra tanto da averne fratturate la sesta e la settima, e viene poi rannicchiata in posizione fetale e poggiata sul lato destro del corpo, legata con un laccio di plastica, dal polso sinistro alla caviglia sinistra, poi rigirata dall’altro e le viene legato il polso destro alla caviglia destra, e posta sul pavimento in posizione supina, quindi con gli arti legati in fronte, viene penetrata nella vagina con il partner di un peso consistente addosso a lei, poi viene sollevata e messa in posizione contraria (lei sopra lui), ha la possibilità di non aggravare la sua situazione di frattura e non aver bisogno per 20 giorni di cure mediche? E se i calci inferti sono anche nella schiena è reale riscontrare, dopo 20 giorni, la sola frattura di due sole costole (la settima e la sesta) con tanto di crescita di callo osseo visibile in radiografia? R. Nel caso in esame,la signora, nel tentativo di dimenarsi durante gli atti sessuali riferiti, avrebbe avuto la scomposizione delle suddette fratture costali. Pertanto il trauma all’emitorace interessato (ove fosse stato radiologicamente accertato nell’immediatezza e dopo) è da attribuire ad un evento antecedente agli atti sessuali. Il tronco è formato dalla gabbia toracica anteriormente e dal rachide posteriormente. La gabbia toracica è formata da 12 paia di archetti ossei denominati costole. Le costole hanno origine dalle 12 vertebre dorsali che indirizzandosi verso l'avanti, creano l'involucro osseo del torace che protegge organi importantissimi quali il cuore, i polmoni e l'esofago. Le costole sono attaccate alle vertebre dorsali attraverso i punti di inserzione. Esse sono talmente elastiche da consentire allargamenti, restringimenti e modificazioni varie alla gabbia toracica (es. inspirazione ed espirazione). Le prime sette coppie di costole sono unite con delle cartilagini (cartilagini costali) allo sterno (osso piatto collocato a metà del petto); queste costole, vengono definite "costole vere"; le tre coppie di costole rimanenti, attaccate indirettamente allo sterno attraverso la "cartilagine della coppia anteriore", sono definite "costole false". La lunghezza delle costole è progressivamente crescente dalla prima all'ottava, mentre diminuisce dall'ottava alla dodicesima. Le rimanenti due ultime coppie di costole non attaccate allo sterno si chiamano "costole libere" o "fluttuanti. Pertanto dei calci sferrati nel ”back” avrebbero provocato eventualmente, lesioni gravi, ivi incluse probabili fratture, alla colonna vertebrale ,alle anche,al bacino,alle articolazioni coxofemorali bilateralmente,ai reni, alla milza con eventuale rottura della stessa e conseguente gravissimo stato di shock che si sarebbe dovuti verificare nel giro di 30 minuti al massimo con successivo urgentissimo ricovero in ambiente ospedaliero per l’intervento di splenectomia totale (asportazione della milza rotta). Assolutamente calci e percosse inferti nel “back” avrebbero potuto provocare la FRATTURA DELLA sesta e della settima costole in regione mammaria o sottomammaria. Nemmeno frattura da contraccolpo.
D. I capelli possono crescere in 18 giorni di 7 cm (3 inches)? Quanto crescono al massimo in un mese dei capelli? R. I capelli in una persona sana e senza alterazioni ormonali, crescono di norma di circa 1 cm al mese,in alcuni casi particolari dovute all’etnia o al colore dei capelli ed al sesso,la crescita può arrivare ad 1cm.e mezzo al mese. Come tutte le cellule il follicolo del capello ha dei "cicli"; ciclo = ogni successione regolare di fenomeni che terminano con un ritorno alla situazione iniziale. Per estensione la durata di tale successione. Nel follicolo si alternano cicli di attività e cicli di riposo. Il ciclo di vita del capello viene diviso in tre fasi : anagen (di crescita) catagen (involuzione) telogen (riposo) L'anagen è la fase di crescita e dura mediamente 2-7 anni (nella donna arriva fino a 7 anni, nell' uomo fino a 4 anni) : le cellule staminali iniziano l ' attività mitotica, vanno verso la parte inferiore del follicolo e raggiungono la matrice, formando la guaina epiteliale interna e il pelo che cresce superando l ' ostio follicolare. Ci sono quindi due attività : una proliferativa e una di trasformazione dei cheratinociti in cheratina. Il capello cresce di circa 1 cm al mese nell'uomo e di 1.5 cm nella donna. E' geneticamente determinata, quindi può variare da persona a persona. Il nuovo pelo emerge poi verso la superficie, coesistendo a volte con il vecchio pelo non ancora de tutto eliminato.
D. Una persona può perdere manciate di capelli sino al bulbo capillare a causa di percosse e violenze subite e riavere una folta crescita dopo 18 giorni? R. Un individuo che perde capelli sino al bulbo capillare a causa di trauma (stappi violenti, percosse) non può avere la ricrescita del materiale pilifero perduto in soli 18 giorni l’evento non può verificarsi fisiologicamente né con l’ausilio di farmaci che ad oggi non esistono, e comunque non prima di un mese ed in lunghezza di un cm al mese. Se di sesso femminile e senza patologia di tipo ormonale, 1 cm. e mezzo.
D. Può una persona avere perdite di liquido spinale dal naso causato da forti percosse alla testa? Se cosi fosse quali ne sarebbero le conseguenze? R. Dopo ripetuti colpi al capo, si possono riportare delle lesioni,quali:il trauma cranico commotivo fino alla frattura della teca cranica. Nel caso in esame, la perdita dal naso di sangue e liquido spinale è inverosimile. Infatti l’eventuale liquido cefalo-rachidiano,e non spinale, sarebbe potuto fuoriuscire dopo la frattura complessa del cranio, coinvolgendo la scatola cranica, l’osso sfenoide e l’etmoide. Questo causerebbe uno stato di coma che non è stato riscontrato.
D. Una persona che viene colpita in faccia con tutta la forza da un uomo di corporatura media con palmo e dorso della mano destra, dove presenterebbe evidenze di ematomi più visibili? Se a seguito di questa violenza venisse lussata una mandibola sarebbe possibile che la persona lesa non porti alcuna evidenza a distanza di 18 o 20 giorni senza che nessuna cura sia stata fatta? R. Colpendo violentemente un individuo in faccia col palmo e col dorso della mano, si procura tumefazione che può interessare le guance, la regione zigomatica e orbitale, il naso (con possibile frattura delle ossa proprie nasali) e non ultima l’articolazione temporo-mandibolare, ovviamente anche bilateralmente. L’impatto violento del palmo della mano sulla faccia, per la dinamica del movimento di chi compie il gesto, ha un’incidenza notevole che spesso causa anche dei traumi da contraccolpo del rachide cervicale, mentre i colpi assestati col dorso della mano possono avere un impatto maggiormente lesivo per i tessuti cutanei e sottocutanei a causa della presenza delle nocche. Se avviene la lussazione della mandibola a seguito di evento traumatico, ivi compresi azioni violente, bisogna fare ricorso immediato ad un pronto soccorso o ad un medico specialista che possa ridurre la lussazione. Non è possibile che questa possa non portare alcuna evidenza (algica, articolato ria, masticatoria) a distanza di 20 giorni senza che non venga praticata alcuna cura.
D. Durante la prima visita medica il dottore che ha eseguito i controlli del caso, specie se in presenza di un atto violento riferito dalla paziente, ha l’obbligo di accertare durante l’esecuzione della visita non solo i segni obiettivi ma una rab (raccolta anamnesi breve). Gli è consentito professionalmente non farlo? Mi riferisco in particolar modo al fatto che nella prima visita non si fa menzione di un intervento di isterectomia totale di 14 anni prima R. Il medico ha l’obbligo di intervenire prontamente nelle urgenze e nel contempo ha l’obbligo (parte integrante della visita medica) il raccogliere l’anamnesi remota e prossima della paziente. Se la paziente durante la detta visita riferisce un atto violento, il sanitario ha l’obbligo di denunciare immediatamente alle autorita’ competenti la notizia di un atto delittuoso di cui e’ venuto a conoscenza. Pertanto omettere tale certificazione e tale denuncia e’ un atto omissivo e punibile dalla legge nonche’ dalla medical board. Nel caso in esame il medico o non ha raccolto l’anamnesi rendendosi omissivo e negligente oppure se il medico si e’ comportato secondo i canoni professionali la signora in questione ha taciuto un fatto importantissimo commettendo in se stesso grave omissione. Da cio’ si evince o che il medico sia stato negligente e in malafede e quindi complice della donna o che la donna ha mentito per trarre beneficio.
D. Ci dice delle sue considerazioni su un caso, avendo accertato che le domande poste siano effettivamente quanto fatto o non fatto nel caso del nostro connazionale Carlo Parlanti, condannato in California a 9 anni direclusione? R. Non entro nel merito della valutazione giuridica da parte di avvocati o procuratori o giudici, anche se nel caso mi sembra evidente una distorsione della giustizia e soprattutto in un paese che si pensa sia paladino della democrazia e della giustizia, ma sembra di avere davanti una vicenda gestita e giudicata in un tribunale turco di 40 anni addietro. Ma la cosa inaudita, incredibile e che non lascia spazio a repliche, è che tutti i medici che hanno visitato(?)e redatto certificazioni, non abbiano capito la gravità dei fatti esposti nei quesiti inviatimi e di conseguenza non abbiano inviato la signora in centri specializzati, da specialisti e non abbiano denunziato azioni violente ed aggressioni, alle autorità giudiziarie. Tale comportamento totalmente omissivo ed in contrasto con ogni elementare forma di deontologia professionale e di codice medico, è inaudito e dovrebbe esser sancito dalla legge e dall’Ordine dei Medici con procedimenti disciplinari e penali ai danni dei medici stessi. Non trovo le parole per qualificare tali comportamenti omissivi e delinquenziali di professionisti.
Katia Anedda 10:35